“Aboliremo le province!” avevano detto, pressati dalla volontà popolare che vedeva in esse dei carrozzoni fornitori di poltrone politiche e si era resa conto che il personale e le funzioni da essa gestite avrebbero potuto essere assorbite da altri enti pubblici già esistenti.
Ciò avrebbe significato un mantenimento delle funzioni e del personale assunto, esperto e rodato ed un netto taglio delle spese della politica, cosa che gli Italiani chiedono a gran voce da anni, stufi di pagare per tutti, ma mai accontentati.
Invece, come già per l'acqua pubblica e le volontà espresse attraverso il referendum, anche per le province, ciò che era stato “tagliato” ieri, viene riattaccato oggi con altro nome, alla faccia della volontà dei cittadini che su questi argomenti esprimono pareri comuni a destra, al centro e a sinistra.
“Aboliremo le province che saranno sostituite da enti di area vasta con un presidente a elezione diretta. Ambito di estensione di almeno tremila chilometri quadrati e non meno di trecentomila abitanti” questa è la sintesi del ddl costituzionale varato dal governo, che è come dire, aboliamo le province per farne altre un poco più grandi....
La evidente marcia indietro rispetto alla reale abolizione dell'ente provinciale voluta dalla Lega ha fatto sì che le province, uscite dalla porta principale con tanto di accalorate dichiarazioni del ministro Calderoli, di altri Ministri e del Presidente del Consiglio, siano rientrate dalla finestra con alcune piccole modifiche come “contentino” per i cittadini più indignati.
Caratteristica costante delle province pre e post modifica è la funzione “politica” di questi enti che, come prima, resteranno delle potenziali fabbriche di poltrone, dove sistemare e foraggiare amici e fedeli collaboratori, ovviamente a spese dei contribuenti.
Chissà cosa penseranno gli iscritti della Lega ora che i loro capi si comportano esattamente come quei “ladroni” che volevano cacciare da Roma? I soldi che costano questi nuovi carrozzoni pesano anche sulle spalle dei “padani”.
Come non bastasse il contenuto, c'è stato anche un problema di metodo piuttosto grave. Infatti secondo il presidente della Provincia di Treviso, Muraro, “il documento che era stato votato dal Consiglio dei Ministri, ossia quello del ministro Calderoli, non è il documento che è poi girato nelle sedi dell'Upi (Unione Province Italiane) e che è stato divulgato dalla stampa”.
Così, tra versioni 1.0 e seguenti, è sempre più difficile ricostruire la verità e mentre i ministri Calderoli e Bossi vedono nella riforma costituzionale che costituirà questo nuovo “ente di area vasta” il segno del federalismo e dell'autonomia dei territori e attendono “fiduciosi l'esame parlamentare del disegno di legge, auspicando che le future Province regionali possano avere dignità finanziaria, i cittadini masticano amaro sempre più convinti che bastino comuni e regioni a garantire l'autonomia territoriale, che la dignità finanziaria, più che le nuove Province e i suoi consiglieri ecc. dovrebbero averla gli Italiani che non arrivano a fine mese e sono sempre di più.
Inoltre, passando dall'ambito nazionale a quello regionale, se è pur vero che “l'area vasta” è certo meglio dell'idea di una unica area metropolitana in cui tutto si accentrerebbe a Genova, creando di fatto un doppione dell'ente regionale, dobbiamo constatare che l'obiettivo di ridurre alcuni enti per diminuire i costi della politica con questo DDL non è stato minimamente raggiunto.
Fortunatamente, non si è raggiunto nemmeno l'obiettivo di gettare fumo negli occhi dei cittadini i quali si sono già accorti della manovra di gattopardiana memoria volta a “cambiare tutto perchè nulla cambi”.
Insomma, come già detto ecco purtroppo un altro clamoroso caso in cui possiamo parafrasare Totò e dire “alla faccia della volontà popolare”.
E' triste vedere tradito in questo modo il mandato dei cittadini e le speranze di federalismo reale riposte nelle persone elette al governo.





