Passati due giorni dalle dimissioni, l’ex Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi ha ricominciato a far parlare di sé.

Domenica sera ha pensato bene di mandare un video-comunicato proprio alle 19, l'ora in cui il Presidente Napolitano era in riunione con il senatore Monti per affidargli l'incarico di formare il nuovo governo.

Casualità? Voglia di far capire che può fare danni anche se non è più premier? Voglia di dimostrare che nonostante la scomposta gioia delle piazze è ancora in grado di calamitare l'attenzione dei cittadini? Forse un po' di tutto questo tranne la casualità.

Non un colpo di coda, non ripensamenti dell'ultimo momento, ma una strategia ben definita messa in atto da qualche settimana: il cavaliere vuol tornare a dettare l'agenda dei media dando l'avvio, di fatto, alla campagna elettorale.

 

Acuti analisti di comunicazione hanno già individuato i quattro pilastri della nuova campagna elettorale:

  1. Il senso dello Stato: un passo indietro senza sfiducia, ovvero “mi sono ritirato per il bene del Paese, senza aver mai avuto la sfiducia né alla Camera né al Senato”. Inutile dire che, se avesse voluto davvero bene al Paese e non alle sue aziende avrebbe dovuto ritirarsi mesi fa. Gli elettori non amano quelli troppo attaccati alla poltrona e con queste dimissioni, peraltro obbligate, Berlusconi può ancora far credere ad una parte di elettorato di aver più a cuore il Paese della poltrona.
  2. La congiura di palazzo. Nulla piace meno dei traditori, di quelli che, beneficiati, mordono la mano che li ha nutriti. Per questo “ribaltone, nemico interno, traditori” sono alcune delle parole che sentiremo ripetere all'infinito, con buona pace di chi ha seguito tutte le sue “campagne acquisti” ed ha visto perfino nascere nuovi gruppi parlamentari quali “i Responsabili”. Come detto, gli elettori non amano i traditori e da queste “campagne acquisti” Berlusconi era uscito molto male, nonostante i tentativi di maquillage e di spiegazioni. Ora può usare questa stessa arma contro i dissidenti interni, accusandoli di aver tramato, di aver tentato inutilmente di farlo cadere accordandosi con il nemico, perfino con i tanto odiati  “comunisti”.
  3. La legge di stabilità: “E' il mio governo che ha approvato la legge di stabilità!”. Nella trattativa con Napolitano Berlusconi ha ottenuto di ritirarsi solo dopo l'approvazione della legge di stabilità, ovvero di quelle misure che l'Unione Europea ci ha imposto. In questo modo Berlusconi potrà sempre dire che la legge per far uscire l'Italia dalla crisi l'ha fatta il suo Governo e in caso non funzionasse dirà che ne è mancata la corretta applicazione, perché non è stata fatta dal Governo suo.
  4. Largo ai giovani: “E' il momento di lasciare spazio in politica ai giovani capaci!” Il cambio generazionale è il quarto ed ultimo argomento della futura campagna elettorale di Berlusconi. Il candidato premier per il centro-destra, come annunciato, sarà l'ex guardasigilli Angelino Alfano, quarantenne di provata fiducia, adatto per governare “pro domo Berlusconi”. Qui il gioco è facile dato che dall'altra parte si trovano Casini, Fini e Bersani, non giovani né anagraficamente, tantomeno in senso politico, provenendo tutti dalle “giovanili” di vecchi partiti quali DC, MSI e PCI. L'unico giovane opponibile resterebbe Matteo Renzi, ma in molti si chiedono se sarebbe davvero un avversario e non piuttosto un doppione.

 

Insomma, la campagna elettorale è iniziata, così come presto inizierà il “tiro della giacchetta” di Mario Monti, costretto a non “esagerare” per non perdere i voti del PDL.

Berlusconi, questo gli va riconosciuto, come sempre è già oltre. Guidato dai suoi esperti di comunicazione sta lavorando alle prossime elezioni con buona pace delle alte forze politiche che, come accaduto in passato, rischiano di doverlo inseguire con affanno.

Ma allora cosa fare? Beh, per esempio far sapere queste cose ai cittadini per renderli consapevoli.   

 

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