Il Consiglio dei Ministri nella seduta di giovedì 8 settembre ha approvato il ddl costituzionale che disciplina la soppressione della Provincia quale ente locale statale.

In buona sostanza si prevede l'eliminazione delle Province e la creazione, da parte delle Regioni di forme associative tra Comuni per l'esercizio delle funzioni di governo di area vasta, cioè si abolisce un ente per crearne uno pressoché uguale.

Anche all'occhio di un profano questo sembra un non-sense e per questo l'obiettivo del ddl non è affatto chiaro, mentre la sola cosa evidente è l'abolizione di ogni riferimento testuale alle vecchie Province, come se non usando la parola “Provincia” essa semplicemente smettesse di esistere.

Una volta eliminate le vecchie Province, infatti, il progetto di riforma costituzionale prevede comunque il ruolo di un soggetto intermedio tra Regioni e Comuni e gli attribuisce le stesse competenze che hanno oggi gli enti provinciali. Allora perché sopprimere le Province che per storia, dimensioni e struttura rappresentano l’ente “naturalmente” vocato a svolgere tali funzioni?

Sempre più spesso si vede qualcuno cavalcare la giusta indignazione dei cittadini verso gli sprechi ed i privilegi gridando allo scandalo e indirizzando questa indignazione verso le Province, con buona pace della rappresentatività, delle identità socio culturali, di una struttura statale oculata e prevista dalla costituzione. Questo fa il gioco di chi vuole confondere le acque e mischiare colpevolmente i giusti costi della democrazia con gli ormai esagerati costi della politica.

Inoltre, dietro la luminosa facciata del risparmio si nascondono sprechi ancora maggiori: le forme associative di Comuni previste per supplire alle funzioni delle Province, porterebbero, a regime ad un numero di Enti molto superiore di quelli esistenti oggi, con inevitabili aumenti di costi, mentre la mancanza di indirizzi chiari favorirebbe di certo il centralismo regionale, azzerando il decentramento e i buoni risultati finora raggiunti. Le associazioni di Comuni, poi dovrebbero avere un presidente e un consiglio, che seppur scelti tra sindaci e assessori, non diminuirebbero certo i costi complessivi.

Che la riforma sia solo “di facciata”, poi, lo testimonia il fatto che a nessuno è venuto in mente di toccare tutti quei “doppioni” che esercitano funzioni riconducibili già alla Provincia, quali ATO, consorzi, agenzie, enti strumentali, che sono stati collocati “lontani dai cittadini” per restare invisibili.

Se si fossero davvero voluti ridurre i costi, ciò si sarebbe potuto attuare, senza eliminare le Province, attraverso::

- norme per evitare il proliferare di organismi intercomunali (società, consorzi, agenzie), riconducendo ogni competenza e funzione alle assemblee elettive;

- la riorganizzazione degli uffici periferici dello Stato intorno alle Province in attuazione del federalismo (ad esempio uffici scolastici Provinciali, motorizzazione civile, direzioni Provinciali del lavoro, consorzi dei bacini imbriferi, agenzie del territorio);

- la soppressione di tutti gli enti strumentali e il divieto di costituire o mantenere tutti quegli enti o uffici che esercitano funzioni riconducibili agli enti locali;

- l’obbligo di trasferimento a Comuni e Province di tutte le funzioni amministrative in applicazione del principio di sussidiarietà;

- il trasferimento alle Province delle funzioni svolte dagli Enti sopra citati.

Come si vede, per migliorare le cose non c'è bisogno di eliminare le Province e sostituirle con analoghi enti dal nome diverso, ma basta far correttamente funzionare l'esistente.

Certo fare questo richiede più impegno, volontà, idee chiare. Inoltre, nel breve termine non porta così tanti consensi come la demagogia.

Fortunatamente i padri costituenti hanno previsto all’art. 138 della Costituzione una “procedura rafforzata” per le modifiche alla Costituzione e per l’emanazione di leggi costituzionali.

Il procedimento legislativo impone maggioranze qualificate ed un congruo tempo di riflessione ed approfondimento.
È auspicabile che il Parlamento ne faccia buon uso.

 

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna