Dal Salone del Libro: primavera digitale o estate della carta?

Il titolo del Salone Internazionale del Libro di Torino di quest’anno era “Primavera digitale”. Molti degli incontri proposti, infatti, erano dedicati  a come web, social-network, ipad e e-book influiranno sulla parola scritta e letta. Inoltre, vi erano anche spazi espositivi di librerie on-line come Ibs e Bol, o di aziende come Amazon, Nokia e Sony che producono e-books.

Visitando la fiera, tuttavia, l’impressione non è stata quella del crepuscolo dell’editoria tradizionale; anzi, i libri reali, di carta,  sono stati ancora i protagonisti principali del Salone. A parte Mondadori, che aveva un suo mediastore (staccato però dallo stand principale), Sellerio, che aveva un tablet su cui si potevano consultare i romanzi di Cammilleri e il catalogo 2012, e Fandango (con le versioni per tablet di Caos calmo e Diaz che avevano il riferimento ipertestuale ai relativi film), le altre grandi Case Editrici italiane (Einaudi, Rizzoli, Feltrinelli, Longanesi, Sperling & Kupfer, Bollati e Boringhieri ecc.) avevano solo libri di carta. Ancor meno digitali erano le piccole Case Editrici. Inoltre, il pubblico sembrava ancora molto più interessato al “passato prossimo” che al “futuro semplice”: sono aumentati i visitatori, c’è stato anche un incremento delle vendite dei libri e gli incontri degli ultimi veri narratori Dickesiani, come Niccolò Ammaniti, sono stati presi d’assalto.

Cultura e informazione non possono essere – per il momento – passate dalla carta al digitale come se fosse un semplice “copia e incolla”. L’e-book, senza dubbio, apre un mondo di opportunità: la profezia di Calvino sull’ipertesto in cui è il lettore a diventare protagonista si è avverata. Chi legge è, però, ancora legato al libro di carta. L’e-book non è per ora “l’evoluzione della specie” che soppianterà il libro. Senz’altro è un cambiamento radicale della trasmissione culturale, ma del tutto integrabile con gli strumenti esistenti. La semplificazione “libro di carta contro e-book” per ora è priva di fondamento.

La vera sfida nei prossimi anni per chi fa cultura e per chi legge non sarà quella di limitare la rete e il digitale, ma di usarli con buonsenso, partendo dal presupposto che il libro di carta gode di buona salute e non rischia ancora l’estinzione.

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Il presidente Napolitano ha scelto di sminuire il successo elettorale dei grillini, ricordando nostalgicamente che il vero boom ebbe luogo negli anni 60. Per molti commentatori politici, si è trattato di un (inutile) voto di protesta da paragonare all'astensione. Il voto degli scontenti. Forse è perché oggi sono in molti in Italia ad essere scontenti, ma gli elettori dei grillini non possono essere descritti come persone che vivono ai margini della società. Anzi. Si tratta per la maggior parte di uomini tra i 35 e i 45 anni, con un elevato titolo di studio, che risiedono nelle grandi città. Gli elettori del Movimento 5 Stelle non sono dunque solo indignados, giovanissimi che, come in Spagna, vedono il loro futuro ipotecato dalla crisi economica, né donne in cerca di maggiori spazi in una società ancora troppo maschilista. Sono piuttosto i rappresentanti di una delle fasce d'età tipicamente più dinamiche della società e del mercato del lavoro, che dovrebbe essere in prima fila per contribuire alla rinascita ed alla crescita del paese. E che invece in Italia si ritrova senza presente, con un lavoro incerto, in un paese ingessato dai corporativismi, e dalla gerontocrazia, che ha smarrito da troppi anni la via della crescita economica. Se si tratta di un voto di protesta è una protesta che viene dal cuore della società, e che deve far riflettere sul futuro del paese. Gli anni 60 sono lontani. Le elezioni amministrative hanno mostrato che oggi c'è bisogno di un profondo rinnovamento della classe politica. Ciò è possibile. Alcuni esempi: nuove regole elettorali, come il doppio turno di collegio, che consentano ai cittadini di eleggere veramente i propri rappresentanti anche nelle elezioni politiche, garantendo però nel contempo la governabilità, così come appunto succede con i comuni. Drastica riduzione dei deputati e senatori, affinché il rapporto numerico tra rappresentanti e cittadini sia in linea con quello degli altri paesi europei. Modifica della legge sui finanziamenti ai partiti, che vanno immediatamente ridotti, con sistemi di rimborso che non premino solo coloro che in quel momento sono al potere.

 

Pareva che il governo Monti l'avesse saggiamente eliminata, ma la cosiddetta "tassa sulle disgrazie", uscita ieri dalla finestra, è rientrata oggi dalla porta come fa notare questo articolo apparso oggi su Italia Oggi. Crediamo ogni commento superfluo.

"Semplificazioni, torna la tassa sulla disgrazia. Via libera ieri della commissione Affari costituzionali del senato all'emendamento bipartisan al dl 5/2012 che ripristina l'automatismo per il fondo per gli eventi imprevisti e quindi l'obbligo di aumentare le accise regionali sui carburanti qualora venissero prelevate risorse dal fondo in seguito a calamità naturali.